UAE, Adam Yates è la migliore versione di sé, ma non basta contro i giovani talenti: “L’anno scorso è stato tra i peggiori in termini di risultati, ma il migliore per i dati di potenza”
Adam Yates ammette di non aver mai avuto numeri come quelli attuali, ma tutto ciò non basta a competere con la nuova generazione di talenti. Ad oggi l’età dei protagonisti di ogni corsa si sta abbassando sempre più, basti pensare a giovani come Paul Seixas, appena 19enne, o a Isaac Del Toro e Giulio Pellizzari, entrambi 22enni, che nelle ultime settimane hanno mostrato prestazioni impressionanti. Ogni dettaglio è ormai curato al massimo, con continue evoluzioni tecniche e metodologiche, e per ciclisti più esperti, come Yates, è sempre più difficile stare al passo. Gregario affidabile per la UAE Team Emirates XRG e scalatore di alto livello, il britannico ha collezionato negli anni numerose vittorie a livello WorldTour e ha ammesso di continuare a migliorarsi e battere i suoi record di potenza, ma che tutto ciò non basta più per competere con i migliori. La sua motivazione, tuttavia, resta intatta, e collaborare con un fuoriclasse come Tadej Pogacar non fa che alimentarla.
“Non c’è molto tempo per rodarsi come poteva succedere in passato: i talenti migliori devono essere pronti già a 18 anni, e se non raggiungi il livello atteso dai talent scout e dalle squadre, rischiano di essere rapidamente dimenticati. Per arrivare in cima ci vuole impegno totale e sacrificio, come sempre, ma la crescita del gruppo in termini di prestazioni suggerisce che la competizione è più dura che mai. Tenendo questo in mente, una volta raggiunto l’apice, quanto è difficile rimanerci?“, ha dichiarato con razionalità il 33enne a CyclingNews.
“Anche l’anno scorso, credo di aver superato la maggior parte dei miei record di potenza. Direi che è stato uno dei miei peggiori anni, ma ero la mia versione migliore di sempre in termini di potenza. Ok, ho faticato molto al Giro e ovviamente ho aiutato Tadej al Tour, ma a parte questo stavo battendo record di potenza a destra, a sinistra e al centro e comunque non vincevo, quindi interpretatelo come volete”, ha aggiunto il classe 1992.
Così, paragonando questa epoca alle precedenti, Yates ne evidenzia i grandi cambiamenti: una forma al top da parte di molti già dalle prime corsa di calendario e un livello sempre più alto da raggiungere sotto molti aspetti: “La grande differenza che noto è che ormai tutti vanno al massimo dall’inizio dell’anno. Ricordo qualche anno fa, e il mio livello non era altissimo all’UAE Tour, ma ero comunque lì sul podio. Ogni anno vincere gare diventa sempre più difficile, e anche queste gare a inizio stagione hanno un livello altissimo, super alto; anche in Oman stavo battendo record di potenza a destra, a sinistra e al centro e ci sono comunque corridori che restano nella ruota e tanti che continuano a lottare, quindi diventa sempre più difficile”.
“Molti dei giovani sanno più di me, a dire il vero. Ovviamente forse non hanno l’esperienza, ma nel complesso conoscono la maggior parte delle cose – ha proseguito il britannico – Oggi vedi molti juniores e under-23 emergere, e i loro livelli sono già incredibilmente alti. C’è stato un grande salto all’inizio degli anni 2020, con tutti più professionali, più concentrati; anche ora i corridori fanno allenamenti in quota durante l’inverno e non hanno quasi più vere stagioni di riposo, ridefinendo così ciò che oggi è normale nel ciclismo. I ragazzi cercano quel 1% o quel 0,5% che prima non c’era, e queste sono le cose che devi fare per tenere il passo. Ma credo che tra dieci anni sarà ancora uno sport completamente diverso, e sarà sempre così perché ci sarà sempre qualcuno che vuole vincere ed è più ambizioso”.
Yates, tuttavia, continua ad essere motivato nel proseguire la sua carriera, forte del suo ruolo di gregario che sa rivestire alla perfezione: “Quando sei a questo livello, cerchi sempre di migliorare, trovare qualcosa che ti porti a un livello superiore e, come ho detto, diventa sempre più difficile, i margini sempre più piccoli, quindi diventa complicato. Ma mi piace ancora, mi alleno duramente e provo anche cose nuove”.
Il corridore britannico può contare anche sulle grandi soddisfazioni che il suo capitano è in grado di garantire. Da gregario di Tadej Pogačar, Yates è riuscito in questi anni a ottenere importanti risultati a livello di squadra ed elogia il campione sloveno, capace di dimostrarsi tale anche quando le situazioni (raramente) non vanno esattamente come dovrebbero: “Non direi che sia normale, ma credo che in squadra e nelle grandi gare, quando lui è presente, quasi tutti sappiamo che è forte e porterà risultati. Anche se va male, cosa che succede quasi mai, non dice mai che va male. Non si lamenta mai. Non ha mai problemi. Quindi credo che avere un leader così renda abbastanza facile lavorare per lui. È abbastanza facile essere più motivati. Credo sia anche per questo che vince così tante gare, è un killer”.
| Crea la tua Fantasquadra per il Tour de France 2026: montepremi minimo di 8.500€! |
| Ascolta SpazioTalk! |
Ci trovi anche sulle migliori piattaforme di streaming ![]() ![]() |











